mercoledì 1 ottobre 2008

Profumi di “nicchia”


Quando molti anni addietro mi sono avvicinato al mondo della profumeria artistica, sono venuto a conoscenza di questa espressione: profumi di nicchia. Era una parola che mi piaceva, perché mi poneva in contrapposizione con la massa, perché faceva del mio profumo oggetto di distinzione dal resto dell’umanità. Oggi invece, grazie all’esperienza accumulata e soprattutto al percorso formativo che ho seguito, questa espressione inizia a provocarmi l’orticaria. Infatti è un modo di dire usato e abusato, soprattutto da chi non ha amore e passione. Anche perché spesso rappresenta più l’aspetto distributivo che non quello qualitativo.
La guerra dei prezzi effettuata dalle grandi catene di distribuzione sui prodotti della profumeria commerciale ha creato purtroppo, di riflesso, un fenomeno alquanto sgradevole, ovvero il proliferare dei marchi di “nicchia”, a discapito della reale natura del settore della profumeria “artistica”.
Nella mia concezione, la profumeria artistica si fonda prevalentemente su due caratteristiche fondamentali:


  • qualità elevata delle materie prime utilizzate (N.B. dire che una materia prima sia pregiata non significa automaticamente che sia naturale, esiste un concetto di qualità anche nel mondo delle materie prime sintetiche);

  • scrittura compositiva di taglio “artistico”, ovvero capace di emozionare chi si mette all’ascolto del profumo.

Ulteriori considerazioni sull’aspetto esteriore del prodotto (package) dovrebbero essere considerate solo accessorie. Ovvero, se un ottimo profumo ha anche una bella bottiglia, un tappo elegante e una scatola raffinata, che ben venga. Però non è possibile accettare il contrario, cioè che un profumo mediocre o che, peggio ancora, sia ispirato ad un profumo di successo, sia indorato da un abbagliante aspetto estetico solo per aprirgli le porte di una vendita ad un prezzo elevato, in contesti in cui la clientela è abituata a spendere cifre più alte.


Riallacciandomi al discorso precedente, mi è capitato troppe volte di sentir dire ad alcuni agenti di commercio che hanno abbandonato il commerciale e si sono rivolti alla “nicchia” perché ormai il business sta in questo settore. E se non mancano agenti che operano delle scelte in base a ciò che reputano più giusto per le loro tasche, certamente, e ancor di più, non mancano gli affaristi che pensano di inseguire il guadagno facile buttandosi nella mischia all’inseguimento della gallina dalle uova d’oro. In cosa si traduce questo? Profumi che normalmente dovrebbero appartenere ad una fascia medio-bassa, abbigliati ad hoc, sono proposti a cifre stratosferiche.


Come arginare questo problema? Come salvare la profumeria artistica dal fenomeno della “nicchia”? Io ritengo che l’unico filtro reale può essere quello posto dai profumieri, ovvero da coloro che propongono i prodotti all’utente finale. Ogni dettagliante che ha sposato il mondo della profumeria artistica dovrebbe avere gli strumenti adeguati per comprendere se un prodotto che gli viene proposto per la vendita nel proprio negozio, sia da considerare qualitativamente valido dal punto di vista olfattivo, originale nei limiti del possibile (un profumo mono-materia è pur sempre facilmente individuabile) e ben realizzato (spesso per la fretta e per risparmiare i profumi non vengono filtrati adeguatamente e creano un residuo sgradevole). Infine se un progetto è legato all’eccellenza e se si colloca in una fascia di prezzo elevata non si può prescindere da alcuni requisiti di qualità di prodotto (la bottiglia perde o prende aria, il cache-pompe salta, il vaporizzatore crea dei residui, il tappo non si colloca stabilmente nella sua sede, etc.), nonché dalla ricercatezza nei particolari (che non sono mai trascurabili). Chiaramente gli strafalcioni devono essere banditi (ho letto titoli alquanto improbabili in un francese ortograficamente errato su profumi venduti a cifre improponibili), per non parlare delle cadute di stile (nomi che ricordano quelli di altri profumi affermati).


Perché dico tutto ciò? Perché sono innamorato di questo mondo e non vorrei assolutamente vederlo morire nel nome degli interessi di chi non vi appartiene.

3 commenti:

carlotta ha detto...

Anche noi siamo innamorati... e cerchiamo Bellezza e Autenticità, nella vita e nel naso

bravo Antonio, e complimenti per questo tuo nuovo Blog

Alessandra ha detto...

Anche a me torna noioso il termine nicchia, non solo per quanto riguarda la profumeria ma un po per tutto; attenzione però... adoro l'esclusività!
Per me l'atto del profumarsi rientra nella comunicazione, e scegliere un dato profumo non è casuale... mentre mi vesto, spendo almeno un minuto a pensare quale dei miei tesori mi terrà compagnia... durante la giornata.
Tornando al discorso del prodotto di nicchia, tutti sappiamo che il mercato è diviso in vari segmenti e alla base di questa segmentazione stanno i bisogni dei clienti, quando si individua un bisogno comune ad un gruppo di consumatori sicuramente si lavorerà intensamente in quella direzione.
Sicuramente il fatto che profumi di fascia medio bassa vengano propinati come prodotti d'eccellenza spoetizza un po...
Profumeria artistica è sicuramente più appropriato, deve essere proprio un'artista guel profuniere che riesce a comporre quelle meraviglie... e a regalare un sogno, un viaggio, un sussulto a chi ha la fortuna di poterlo sentire.

Boudoir 36 ha detto...

Grazie Carlotta e Alessandra per i vostri commenti.

Sono perfettamente convinto che il profumo sia l'ultimo e il più sottile degli accessori che complementa il nostro modo di essere. Talvolta attribuirgli il nome di accessorio sia diminuitivo del suo vero ruolo, ovvero quello di un amico invisibile che parla al posto nostro...